Mentre i piccoli negozi chiudono, vanno bene i centri commerciali.
“Il loro catalogo non è certo dei più forniti, ma si fanno notare per ben altri motivi: il prezzo. I prezzi dei CD, nei centri commerciali, sono molto più bassi della norma, generalmente si aggirano fra i 14,99 e i 16,99 €. Com’è possibile che possano permettersi certe prezzature? Semplicissimo, quei cd sono venduti sotto costo. I centri commerciali utilizzano i cd a prezzi da rimessa, semplicemente per attirare una fetta di clienti in più”.
Va però precisato che a 15-17€ un cd non è affatto “sottocosto”: è anzi non molto inferiore a quello dei negozietti, e probabilmente i centri possono permetterselo in virtù dei maggiori sconti concessi dai fornitori. IndieRiviera citando Hornby si lancia poi in un’invettiva contro i suddetti centri commerciali che al bdd pare un po’ moralistica: “tengono l’industria musicale per la gola!”. Ellamadonna. Che dire di Feltrinelli o della Fnac, allora?
Comunque Bdd odia Alta fedeltà, lo trova il libro più falso che si potesse scrivere sulla fruizione musicale. L’inganno è questo: Hornby ci vuole convincere che il “consiglio” del venditore sia prezioso per l’appassionato di musica. Ma l’appassionato di musica non ha bisogno dei consigli di un venditore, chi sa ascoltare si informa già per conto suo; i consigli servono invece alla persona normale, che nella vita fa altro e poi ha effettivamente un motivo per entrare in un negozio cd e farsene dare uno di quelli buoni.
